Consulente del Lavoro – Clausola penale nei contratti di lavoro

Clausola Penale

Oggi parliamo delle clausole penali nei contratti di lavoro. Un dipendente che avete assunto già da diversi anni decide di cambiare vita e, di conseguenza lavoro. Però decide di non dimettersi per non perdere il diritto alla NASPI (c.d. Disoccupazione) e ritiene che la strada più giusta per lui sia quella di smettere semplicemente di venire a lavorare o comunque di indurre l’azienda a licenziarlo. Cosa implica la situazione premessa?

Che l’azienda dovrà attivare la procedura disciplinare il cui esito sarà il licenziamento per giusta causa, verserà all’INPS il contributo sul licenziamento pari a poco più di 1500 euro e il dipendente percepirà la disoccupazione. In più, con il rischio di un licenziamento illegittimo nel caso in cui la procedura non sia effettuata a dovere.

Sfortunatamente questa procedura è sempre più utilizzata ma non esiste davvero un modo di tutelarsi?

Poco applicato ma si, utilizzando le clausole penali.

Le clausole penali sono un istituto del nostro ordinamento che hanno lo scopo di indennizzare una parte del contratto in seguito ad un determinato comportamento tenuto dall’altra parte del contratto.

Esempio classico di clausola penale, al quale ormai siamo abituati, è quella utilizzata dalle compagnie telefoniche quando vogliono che il contratto abbia una durata minima, salvo appunto il pagamento di una penale in caso di recesso anticipato.

Ma come la possiamo applicare la clausola penale alla situazione vista in principio?

E’ sufficiente pattuire all’interno del contratto di lavoro, appunto, una clausola penale che indennizzi l’azienda per il comportamento del dipendente.

Ovviamente non si può limitare la libertà del dipendente di interrompere il contratto nei modi previsti ma se il comportamento illecito del dipendente reca un danno all’azienda questa potrà, grazie alla clausola penale e senza necessità di dimostrare il danno, trattenere al dipendente l’importo previsto nella clausola penale stessa.

Questo non vuol dire che l’importo può essere spropositato (il giudice ha comunque la facoltà di ridurlo se ritenuto troppo elevato rispetto agli equilibri del contratto) ma se prevediamo a monte i costi di un licenziamento causato dal comportamento del dipendente e utilizziamo tale importo quale penale allora possiamo avere buone carte per avere un certo ristoro.

Come ribadito anche recentemente dalla Cassazione, nella sua sentenza 27422/2020, la clausola penale deve essere sottoscritta da entrambe le parti e non è valida se inserita in un atto unilaterale del datore di lavoro; non è valida quindi se inserita in un regolamento aziendale ma lo è se viene indicata nel contratto di lavoro che le parti sottoscrivono.

Ricordate che il contratto di lavoro è il fondamento del rapporto di lavoro. Quando il contratto è redatto in modo superficiale, o ancora peggio con “prestampati” ne risentirà il rapporto stesso. Ricordiamo infine che forniamo un primo audit gratuito di verifica delle criticità aziendali; potrebbe essere l’occasione buona per fare qualche verifica

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